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Nel 2013 ho cominciato a ragionare con maggiore insistenza su come si potesse rappresentare l’ovvietà di una cosa che spesso, forse per istinto di sopravvivenza, tendiamo a rimuovere: lo scorrere del tempo e l’inevitabile dissoluzione di persone e cose che esso porta con se.
Nihil è un lavoro sul tempo, un progetto legato agli ambienti di lavoro dismessi, luoghi su cui il tempo ha steso la sua patina modificandone il significato e ricordandoci che tutto si trasforma.
Il tempo che passa ha un suo senso estetico che purtroppo non coincide con la visione corrente di invecchiamento alla quale attribuiamo un’accezione prevalentemente negativa.
Avrei potuto lavorare sulle persone, ma ogni immagine ne avrebbe contenute poche, sarebbero stati perlopiù ritratti, mentre il mio desiderio era, ed è, il racconto di una moltitudine di donne e uomini, cercando di parlare del loro invecchiamento e dell’importanza che esso ha per il genere umano.
Raccontare di loro senza fotografarli, anche perché in buona parte non ci sono più.
Ma come fare?
Ho seguito l’istinto ed una modalità che sostiene tutte le mie fotografie, appresa dal pensiero di Abbas Kiarostami quando dice che la parte più importante del fotogramma è quella che non si vede, che deve essere immaginata da chi osserva.
Pertanto è necessario costruire le condizioni affinché il fotogramma porti lo spettatore altrove, almeno questa è l’intenzione.
Così è nato Nihil, con lo studio di edifici che sono stati importanti per una comunità, luoghi di lavoro con la caratteristica di avere un’età “umana”, cioè rapportabile al genere umano, che arbitrariamente ho vincolato a 90 anni, quanto più o meno si vive oggi. Pertanto il racconto è collegato all’uomo ed alla sua età, non riguarda architetture di secoli passati ma spazi di lavoro relativamente recenti, con l’intento che chi guarderà le fotografie possa trovare in esse il sudore, le paure, le ansie, i sogni e gli odori di chi vi ha lavorato. L’obiettivo dichiarato è quello di fotografare uno spazio vuoto sperando che lo spettatore riesca a riempirlo di volti e corpi di chi lo ha costruito e vissuto. Tema poco originale fra i fotografi ché amano smodatamente gli spazi diroccati; ma confesso che non ho cercato l’originalità ma un’ aria, qualcosa che non si riesce sempre a fotografare: un insieme di respiri.
Nihil nel tempo si arricchirà di nuovi luoghi, vorrebbe essere una sorta di monumento ad una parte della memoria del nostro Paese.
Per questo motivo il progetto è in itinere, come ognuno di noi camminerà lungo gli anni a raccontare edifici e storie sempre diverse ma con un denominatore comune: in quei luoghi si è lavorato per costruire la vita a se stessi ed alla propria famiglia, per avere uno stipendio, un mutuo necessario ad acquistare una casa, del danaro per far studiare i figli.
La costruzione fisica di un’identità comune oltre che della propria vita.
Questi spazi hanno modificato ed inquinato l’ambiente, secondo la concezione odierna di territorio e paesaggio, ma hanno contribuito a costruire gruppi di migliaia di persone che grazie ad essi hanno vissuto ed hanno fatto vivere, contribuendo a costruire fisicamente l’Italia.
Sono spazi enormi, in cui trovavano posto macchinari giganteschi in un periodo in cui l’industria e la produzione era obbligata a dimensioni oggi impensabili; ma allora non esisteva l’elettronica che racchiude tutto in una scheda dello spessore di pochi millimetri.
Le fotografie in mostra raccontano della Centrale termoelettrica di Santa Caterina nel Comune di San Giovanni Suergiu davanti all’isola di Sant’Antioco entrata in attività nel 1939 e chiusa nel 1965.
E’ il “famoso” Sulcis Iglesiente, oggi uno dei luoghi più poveri del nostro Paese.
Il progetto non vuole indulgere all’intrattenimento, condivido con Mark Rothko, Anselm Kiefer, e tanti altri l’idea che l’arte e gli artisti non possano cedere alle sue lusinghe.
Cerco l’evocazione di vicende drammatiche che hanno segnato la vita di centinaia di persone. Cerco il mondo vero opaco e complesso, non il luccichio del centro commerciale mondiale che vuole convincermi che tutto brilla.
Nihil per me è uno spazio non codificato né fisico in cui i luoghi di volta in volta rappresentati ispirano il movimento creando prospettive diverse per vedere le cose.
Se guardando almeno una delle immagini dovesse capitarvi di intravvedere delle figure umane al loro interno, magari di passaggio, allora significa che questo progetto fotografico non è servito solo all’autore. Non vi racconto altro perché penso che debbano parlare le fotografie che sono inedite e vengono esposte per la prima volta qui al Milan Image Photo Fair 2016.
Buona visione.

©  Milano, 28 aprile 2016  Aldo Sardoni

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Presentazione in occasione della mostra al Milan Image Photo Fair 2016

ENG

From 2013 I began to consider with great attention the way in which I could represent what normally, maybe due to survival instincts, we try to forget: that is the unstoppable flow of time and the dissolution of people and things that goes with it.
Nihil is a project about time, a work of art strictly connected with abandoned workplaces where time has passed by leaving a soft dusty film that modifies objects and reminds us that everything changes. Time passing has a sense of beauty that does not coincide with the current image of aging to which usually carries a negative connotation.
I could have taken pictures of people, but each photograph would have represented only a few of them, more like portraits. Instead my desire was, and still is, to tell a story about a multitude of men and women, to try to represent the passing of time and the importance that this has for mankind. My intention was to tell the story of people without photographing them, also because many of them are no longer there.
So, how could I do this ?
I followed my instincts and the idea, that is present in all my photographs, learned from Abbas Kiarostami, that the most important part of a frame is the one we can’t see and that the observer is obliged to imagine it. In this way I had to create conditions in the picture that would take the viewer elsewhere; at least this was my intention.
This is how the NIHIL project was born: with the study of buildings that have been important for the community; more specifically workplaces that have the same age as the average lifetime of a human being, which we could consider to be more or less 90 years. In this way the story is connected to man and his age and refers to relatively recent workplaces and not to architecture created in centuries passed. In the places in the pictures we can still perceive the worker’s sweat and fears, anxieties and dreams.
The intention is to photograph an empty space and to enable the viewer himself to fill it with the faces and bodies of the people who worked and lived there. The theme is not a very original one among photographers who love abandoned places so much; but I admit that I was not looking for originality, I was looking instead for a sort of feeling, something that is difficult to photograph: a collection of sighs.
With time the project NIHIL will be enriched with new places, and will become a sort of monument dedicated to the remembrance of our country. For this reason the project is an ongoing one, as everyone of us will walk through the years to tell stories about completely different buildings all with a common idea: in these places people have been working to assure a good life for themselves and for their families: to earn a living, to obtain a loan for buying a house, to get money for their children’s education. Last but not least people not only wanted to constructs their individual lives but they wanted to build a common identity.
Even though modern opinion says these workplaces have changed and polluted the surroundings, they have also contributed to generating families who have physically helped to build modern Italy.
They are enormous spaces, in which huge machines were located, as in that period industry and production needed these dimensions considered unthinkable today; this was, of course, before the digital age when it was impossible to contain everything in a microchip only a few millimetres thick.
The photographs on show tell us about the story of Santa Caterina Electric Power station, located in San Giovanni Suergio a little town facing Sant’Antioco’s island. It started working in 1939 and was closed in 1965. It’s part of the “famous” Sulcis Iglesiente, today one of the poorest regions in the world.
The project doesn’t want to indulge in entertainment, in fact I agree with Mark Rothko, Ansel Kiefer and many others who believe that art and artists shouldn’t surrender to flattery.
I try to evoke the drama that marked the lives of hundreds of people. I’m looking for the true world that is opaque and complex, not the twinkling world of commercial business that wants to convince me that everything shines.
In my opinion Nihil is not a place entrenched in the physical, but it’s a place where the elements of the photographs act in a way that creates different perspectives.
So if looking at the photographs, you happen to glimpse a human form passing through at least one of the images, this means that the true meaning of the project is not felt alone by the author.
But now I don’t want to tell you anymore because I think that the photographs can speak for themselves. They are on show for the first time here at MIA Fair 2016.
Enjoy the show.

©  Milano, 28 aprile 2016  Aldo Sardoni

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For the exhibition to Milan Image Photo Fair 2016